Tassazione Forex: come funziona?

Se vivi in Italia sai che ogni ricavo percepito deve essere sottoposto a tassazione e ciò vale anche per i proventi delle attività di investimento finanziario, come ad esempio il forex.

Il termine forex è un’abbreviazione di Foreign Exchange Market, o mercato delle valute, in cui si scambiano titoli in relazione al valore atteso. Prima di parlare della tassazione è bene precisare che vi sono due tipologie di contratti forex. La prima tipologia sono i contratti spot, che prevedono al chiusura dell’investimento a fine giornata. La seconda è rappresentata dai contratti rolling spot che prevedono la chiusura dell’investimento a fine giornata per poi riaprirlo il giorno seguente. Ovviamente sceglierai questa tipologia nel caso in cui tu ritenga che quell’operazione possa ancora dare dei frutti.
In entrambi i casi se vi sono delle plusvalenze, o semplicemente dei guadagni, gli stessi devono essere sottoposti a tassazione.

A risolvere il dilemma sulla tipologia di reddito e quindi sulle aliquote da applicare e sulla voce in cui tali proventi devono essere dichiarati, interviene l‘Agenzia delle Entrate. La disciplina dei proventi del forex è stabilita nella risoluzione 102 del 25 ottobre del 2011, che è a sua volta applicativa della modifica all’art. 1 comma 4 del decreto legislativo n° 58 del 98 (Testo Unico Finanziario) ad opera del decreto legislativo 141 del 2010.

Quali sono i contenuti concreti di questa riforma? Probabilmente questo è ciò che ti stai chiedendo. Ecco i chiarimenti:

L’agenzia delle Entrate ha stabilito che i contratti di acquisto e di vendita di valuta per finalità non commerciali (il forex praticato dai privati senza partita IVA) e che prevedono guadagni generati dalla differenza di prezzo tra il momento dell’apertura della posizione e il momento successivo della chiusura, anche con roll over, sono qualificati come contratti derivati e di conseguenza sottoposti alla relativa disciplina.

I proventi di tali operazioni devono essere indicati nella dichiarazione dei redditi annuale nel riquadro dedicato ai redditi diversi di natura finanziaria (quadro RT, sezione II-B). Come gli altri redditi di natura finanziaria, sono sottoposti all’imposta sostitutiva la cui aliquota cambia di anno in anno. A tal proposito bisogna registrare un notevole aumento dell’imposta in quanto fino al 31 dicembre del 2011 l’aliquota applicata era molto inferiore, cioè il 12,5%. In seguito fu applicata l’aliquota del 20%, ma dal primo luglio 2014, con il decreto legge n°66 del 2014, l’aliquota ha subito un altro forte incremento ed è stata fissata al 26%.

Dal punto di vista pratico come puoi effettuare il versamento?

In teoria il versamento potrebbe essere effettuato direttamente dall’intermediario come sostituto d’imposta. Questo però nella pratica difficilmente succede perché chi investe nel forex con il trading online lo fa attraverso delle piattaforme messe a disposizione da intermediari che frequentemente non hanno sede in Italia. La maggior parte dei broker che opera in Europa infatti ha sede a Cipro. In questo caso è preferibile che sia l’investitore a dichiarare i proventi e, una volta eseguiti i calcoli, procedere al versamento. Per facilitare le operazioni puoi chiedere al broker una sintesi della tua operatività per l’anno oggetto di dichiarazione.

Per stabilire le somme su cui applicare l’aliquota, reddito imponibile, devi calcolare la differenza tra il saldo positivo e il saldo negativo tenendo in considerazione proventi e oneri percepiti e sostenuti nei diversi rapporti (capital gain).

Una novità importante è però prevista per le minusvalenze. Se fai forex di sicuro sai che vi possono essere anche perdite, in questo caso ovviamente non devi pagare tasse sulle plusvalenze che in effetti non ci sono, ma la dichiarazione devi comunque farla. Infatti le perdite, o minusvalenze, possono essere compensate con le plusvalenze degli anni futuri e ciò fino al quarto anno successivo rispetto alla perdita. Questo meccanismo viene chiamato zainetto fiscale.

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